FacebookWhatsAppTwitterGoogle+

Abbiamo iniziato ad occuparci direttamente di relazioni famigliari a partire dalle situazioni più compromesse e delicate, accogliendo in comunità residenziale, dal 1997 in poi, bambini vittime di gravi maltrattamenti e abusi, allontanati dai loro genitori in seguito a interventi delle Autorità Giudiziarie. Sin da allora, lavorare nel solco della tutela dei minori ha voluto dire per noi operarsi per conciliare i bisogni di protezione e cura del minore con l’esigenza di garantire ogni supporto necessario ai suoi genitori per svolgere, o tornare a svolgere, al meglio il loro ruolo di accompagnamento alla crescita dei figli ogni volta che è possibile.

In questo senso abbiamo interpretato anche gli interventi educativi individualizzati, sin dalle nostre prime esperienze, nel 1999 a Paullo e nel 2001 con il Servizio Educativo Minori di San Giuliano, pensandoli come interventi volti a sostenere educativamente le relazioni famigliari e le competenze genitoriali, a monitorare gli eventuali bisogni di protezione del minore, piuttosto che come interventi di assistenza educativa limitati a sostenere il minore nel suo processo di crescita.

Nel fare questo abbiamo sempre mantenuto come bussola la volontà di contrastare il rischio di cronicizzazione degli interventi, sia di quelli domiciliari che di quelli in comunità di accoglienza, e abbiamo costantemente promosso e ricercato una forte integrazione tra servizi e tra sguardi professionali differenti, consapevoli che la complessità di queste situazioni richiede letture complesse, azioni integrate, condivisione e supporto reciproco tra operatori.

Quando nel 2002, insieme al Comune di Segrate, ci siamo cimentati nella gestione del nostro primo Servizio Minori e Famiglia, lo abbiamo quindi fatto consapevoli della grande sfida cui andavamo incontro: condividere con l’Ente Pubblico la responsabilità della titolarità dei progetti di intervento rivolti al minore e alla sua famiglia, allargare le nostre competenze professionali dal campo educativo a quello psicosociale, realizzare una cultura metodologica delle prese in carico del minore e della sua famiglia centrata su una forte integrazione psico-socio-pedagogica, accrescere  i nostri saperi specialistici, evitare i rischi di “chiusura” e stigmatizzazione dei servizi che si occupano di tutela dei minori anche aggiornando e innovando costantemente il nostro modo di operare, promuovere una cultura dei diritti dei minori diffusa nella comunità locale.

Abbiamo continuato su questa strada, arricchendo il panorama dei nostri servizi rivolti ai minori e alle loro famiglie attraverso il consolidamento di una struttura di accoglienza diurna (la cui gestione era iniziata nel 2001), l’attivazione di servizi di incontri protetti in spazio neutro (dal 2005), la gestione di progetti rivolti al sostegno delle neo genitorialità (Home Visiting, Casa Mamme), e ampliando negli anni, in modo significativo, il numero dei Servizi Minori e Famiglia in co-gestione con i comuni, sino a fare di questa area quella di maggiore impegno per la nostra cooperativa.

Parallelamente, ci siamo impegnati per contribuire alla costruzione e diffusione di sapere attraverso la promozione e la partecipazione a gruppi di studio, la realizzazione di convegni (tra cui “Accogliere non basta” del 2005 e “L’aiuto possibile” del 2007), la pubblicazione di articoli su riviste di settore, l’adesione attiva a coordinamenti nazionali (per alcuni anni facendo anche parte del direttivo nazionale del CISMAI), e aggiornando, arricchendo, integrando i nostri approcci teorico-scientifici di riferimento, che vanno dall’approccio eco-sistemico alla metodologia relazionale di rete, dal modello del “processo di intervento per la tutela del minore” alle teorie sulla resilienza, agli approcci per lo sviluppo di comunità: riferimenti che ci permettono di pensare ad ogni soggetto e ad ogni nucleo familiare non come fruitori di un servizio o come destinatari di un intervento, ma come interlocutori privilegiati, protagonisti attivi del processo di cambiamento che cerchiamo di promuovere, attori di una trama di relazioni vitali nelle quali si muovono e vengono “giocate” le diverse soggettività, parti inscindibili di diversi sistemi relazionali (familiare, sociale, culturale) cui rivolgere la nostra attenzione, in cui ricercare non solo carenze e difficoltà, ma anche risorse e potenzialità.